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Protetto: None

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Protetto: Considerazioni conclusive

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Sul destino

Il destino non è qualcosa di imprenscindibile. Non si scappa dal destino, dicono. Sarebbe a dire che è tutto già scritto, e che il futuro non potrà essere cambiato. Ogni nostra azione, ogni decisione presa, sarebbe già prevista, esisterebbe già. Ogni nostro processo decisionale e intellettivo sarebbe quindi vano, in quanto il risultato della partita è già deciso.

Non appoggio questo vedere, in quanto più frutto di un bisogno di autogiustificare le proprie scelte. Credo invece nel libero arbitrio, e che non sia affatto tutto già scritto. Ma credo, tuttavia, nel destino. Solo, in maniera diversa.

Credo in un destino potenziale, visto come un percorso di vita a noi sorridente che potenzialmente potremmo percorrere, un destino che fa capolino nella nostra vita e ci invita, ci guarda e ci saggia, ma che non corre ad ammanettarci la mente e i pensieri, non ci incatena le gambe, piuttosto ci lascia sempre quel sacrosanto libero arbitrio che ci rende umani. Sta a noi decidere se abbracciarlo.

E’ quel destino che potenzialmente avremmo potuto raggiungere, per il nostro bene. Ma le forze di superare timori e ansie, paure e titubanze, per poterlo abbracciare e vivere, deve comunque venire da noi. Se così non fosse, ogni nostra azione sarebbe a priori giustificata dal motto tanto dal destino non si scappa, rendendoci ormai esseri inutili in quanto verrebbe a mancare ogni senso di creatività, di respiro e vita.

Il destino, quindi, quello che ci avvicina alla pace di noi stessi, che è scritto per noi ma che sta a noi accettare, bussa alla porta quando il nostro sguardo è altrove. Ci sorprende per strada, per i monti e per i mari, nel nostro naufragare nella quotidianità. Non lo cerchiamo perché davvero è lui a trovarci. E arriva senza appuntamento, e ci sorprende, come un regalo inatteso da una persona improbabile.

Il destino è dolce come l’amore. Lo riconosciamo perchè quando bussa alla porta, il suo suono non arriva agli orecchi, ma fa vibrare il cuore. Quando ci sorprende per la via, non lo vediamo con gli occhi, ma la connessione con lui cattura la nostra mente, è un’immagine che riconosciamo nostra, altra e tuttavia parte di noi. E’ un profumo che non c’è ma che avvertiamo.

Triste la vita per coloro che, per paure e titubanze, cambiano strada, o non aprono quella porta. Chi è sordo al suo richiamo, chi ha paura di camminare su quella strada, chi ha fretta di vivere altro, chi cerca il compromesso tra gioia e dolore, non potrà trovare una vera felicità nella vita della propria esistenza. Qualcuno dice che bisogna fare quel che dice il cuore. Infatti, la paura non è nel cuore, è nella mente. Chi fugge, o rifugge, ascolta i propri pensieri e non più quel che il suo cuore brama.

Il destino non è stato scritto nella roccia all’inizio dei tempi. Alcuni spesso ricorrono come una sorta di autogiustificazione a quella famosa frase se dovrà essere, sarà. Ma nulla sarà se ci teniamo forti alla culla delle nostre false sicurezze, se la gamba si fa pesante e le ansie bloccano il passo. A questa, meglio preferire la frase di Appio Claudio Cieco, homo faber fortunae suae (l’uomo è artefice della propria sorte). Il destino sarà l’opportunità di raggiungere la nostra miglior espressione umana, la nostra soddisfazione nella realizzazione del nostro compiacimento.

Illusoria ed effimera chimera il lasciare al fatalismo la direzione della nostra vita. Tutt’altro, stringiamone bene le briglie, perché quando non avremo paura di abbracciare quel destino che ci sussurra al cuore, ci sarà da tenersi ben stretti, perchè il galoppo sarà impetuoso.

Quindi, se il destino bussa, lasciamo quel che stiamo facendo e senza indugi lasciamolo entrare in casa, ché una nuova vita ci viene offerta.

Manu

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Sulla confidenza e capacità

Era il primo anno di università, facoltà di Ingegneria, Politecnico di Bari. Durante una lezione, un professore disse: “Quando ad un ingegnere si chiede se sappia fare qualcosa, la sua risposta è sempre sì”. E andò avanti ad argomentare come un ingegnere riceva tutta la formazione di base che gli possa servire per affrontare qualsiasi tipo di problema e risolverlo. Insomma, anche qualora non sapessimo fare qualcosa di specifico, anche quando non si abbia ben chiaro come risolvere un problema, sappiamo di avere tutti gli strumenti per poterlo affrontare. Una base su cui costruire capacità specifiche. Tutti i tasselli sono già lì e bisogna solo metterli in ordine.

Questo argomento mi affascinò a tal punto da ricordarlo ancora quasi 20 anni dopo. E mi piace l’idea di poterlo estendere al di la delle questioni tecniche e ingegneristiche. Nella vita sono tante le sfide che dobbiamo affrontare, tante volte dobbiamo confrontarci con cose che non conosciamo. Tuttavia, abbiamo tutti gli strumenti per poterli affrontare. Come diceva qualcuno “solo alla morte non c’è rimedio”. Ma a tutto il resto, probabilmente sì.

Ho conosciuto tanta gente che per timore di fallire non si è cimentata in percorsi emozionanti, stimolanti. Tanta gente con la paura di doversi confrontare con sé stessi. La verità però è che nella maggior parte dei casi il successo è garantito, perché i tasselli da mettere in ordine li abbiamo già e, fin tanto che ci sia una volontà, sarà sempre possibile trovare il modo per riuscire in qualcosa.

I fallimenti sono probabilmente la cosa più interessante nella nostra vita e non andrebbero evitati, quanto ricercati, perché ci danno la possibilità di rivalutare, di cambiare, di attivare un processo di cura. Il successo sarà poi quanto più dolce.

Mi è sempre piaciuta l’idea di sapere che oggi non possa risolvere tutto, ma che potenzialmente io possa farlo. Non siamo al centro dell’universo e siamo quanto di più insignificante. Ma nonostante ciò, siamo quelli che hanno la possibilità e le capacità più importanti di poter agire su ciò che ci circonda. Fintanto che abbiamo confidenza nei nostri mezzi.

E su questo penso ancor di più in questo periodo. Un periodo in cui sto cercando di mettere in ordine tanti tasselli. Non nascondo la frustrazione che sto provando regolarmente ad ogni passo falso che commetto. Ma non posso neanche nascondere la soddisfazione che si cela ad ogni piccolo traguardo.

Confidenza: è quello che ci serve per sviluppare le nostre capacità. La confidenza in sé stessi non è arroganza. Ma è il credo più imponente che ci dobbiamo imporre perché possiamo espandere il nostro essere al di là di ciò che già conosciamo.

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Talent and beauty… the beauty and the beast…

I am wondering how comes that so often talent, artistic talent, is accompanied to esthetically good presence, some sort of attracting capability? As if talent could actually find a way out through the skin of the artist… Of course I am talking big numbers here,.. there are so many exceptions, but still, even in those cases where appearances do not seem accepted by or compatible with social standards, still talent expresses through the body itself ot the artist. Like the sensuality of a Frida Kahlo.. I start thinking that talent, beauty and sensitivity are direct epressions of the quintessence of life.. something that sometimes, at times, gets mixed up so beautifully together that it becomes a star shining in all directions in the dark reaching the farthest points of a universe made of listening ears and watching eyes..it evolves into someting special, just as the beauty and the beast

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…un lago…

corvino
increspato
amaro
navigavo ricurvo sul ponte
di legno sinuosa sirena
il richiamo
di tremule nebbie
il silenzio
di tempi passati
e l’eco
distorto
sbiadito
un vortice lento attirava
ghiotto di nuove passioni
appassite
i campi di grano l’estate
e l’eclisse
chinata reverente presenza
come pece
seccata la voce vogliosa
e parole
frangenti le onde ormai spente
tesi gli orecchi
sordi
pervasi di altre intenzioni
barcollavo

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Protetto: come posso spiegargielo che…

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Kafka e la bambola

Racconto non mio.

 

A 40 anni Franz Kafka (1883-1924) che non si è mai sposato e non aveva figli, passeggiava per il parco di Berlino quando incontrò una giovane ragazza che piangeva perché aveva perso la sua bambola preferita. Lei e Kafka cercarono la bambola senza successo.
Kafka le disse di incontrarlo lì il giorno dopo e loro sarebbero tornati a cercarla.

Il giorno dopo, quando non avevano ancora trovato la bambola, Kafka diede alla ragazza una lettera ” scritta ” dalla bambola che diceva: ” per favore non piangere. Ho fatto un viaggio per vedere il mondo. Ti scriverò delle mie avventure.”

Così iniziò una storia che proseguì fino alla fine della vita di Kafka.

Durante i loro incontri Kafka leggeva le lettere della bambola accuratamente scritte con avventure e conversazioni che la ragazza trovava adorabili.
Infine, Kafka le riportò la bambola (ne comprò una) che era tornata a Berlino.

“non assomiglia affatto alla mia bambola”, disse la ragazza.
Kafka le consegnò un’altra lettera in cui la bambola scriveva: ” i miei viaggi, mi hanno cambiato.” la ragazza abbracciò la nuova bambola e la portò tutta felice a casa.
Un anno dopo Kafka morì.

Molti anni dopo, la ragazza oramai adulta trovò una letterina dentro la bambola. Nella minuscola lettera firmata da Kafka c‘era scritto:

” tutto ciò che ami probabilmente andrà perduto, ma alla fine l’amore tornerà in un altro modo.”

 

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Protetto: Parte 8.

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Protetto: Parte 7

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